Cosa succederebbe se un elettrodomestico durasse di più?

lavatrice rotta per il calcare e donna che osserva il lavoro del tecnico

Trovare una risposta a questa domanda è compito abbastanza arduo. La difficoltà deriva dal fatto che non siamo più abituati a lavatrici, frigoriferi o lavastoviglie che durino a lungo. Frutto dell’obsolescenza programmata voluta dai produttori, la quale ci appare pienamente accettabile, anzi quasi ragionevole, dal momento che (fortunatamente) viviamo in una parte di mondo e in un periodo di tempo caratterizzati da un benessere sempre a portata di mano Così, spesso e volentieri, quando gli elettrodomestici di casa iniziano a fare i capricci, l’unica soluzione che ci appare congrua è sostituirli. Agevolati, va detto, anche da un mercato ove è possibile concludere un buon affare con un semplice click. Tutto ciò si traduce in comodità e facilità, un binomio troppo allettante per poter lasciare spazio a scrupoli. Tuttavia, per costruire un futuro su basi ecosostenibili, qualche scrupolo è doveroso. Come è doveroso cercare una risposta all’interrogativo, o quantomeno provarci.

Meno emissioni e smog in calo

Provarci significa ragionarci su, individuando così alcuni elementi che possono aiutare a trovare una soluzione. Il concetto da cui partire è il rispetto per la Natura, in tutte le sue forme. Ecco dunque che attribuire longevità a un elettrodomestico vorrebbe dire limitarne la domanda. Questo avrebbe catastrofiche ripercussioni per il mercato e per l’occupazione ma, allo stesso tempo, benefici notevoli per l’ambiente. Ancor prima che le apparecchiature giungano in negozio, una contrazione della richiesta implicherebbe una minor produzione, con conseguenti riduzioni delle emissioni di anidride carbonica connesse allo svolgimento dell’attività produttiva. Carbon emissions che diminuirebbero anche a monte di questa fase, ossia nel momento dell’estrazione e della lavorazione dei componenti degli elettrodomestici.

Continuando a fantasticare circa un’utopistica contrazione degli acquisti, si potrebbe di conseguenza immaginare anche una diminuzione dei livelli di smog. Il calo deriverebbe dal minor numero di trasporti occorrenti per far giungere la merce in negozio. Minor traffico di treni, tir e navi, equivarrebbe a un più basso livello di emissioni nocive, a tutto vantaggio dell’ambiente e – di conseguenza – della nostra salute. Alle emissioni legate al trasporto, andrebbero aggiunte anche quelle riguardanti l’immagazzinamento, fase in cui è indispensabile l’utilizzo di macchinari alimentati da carburante o elettricità e quindi – in ogni caso – responsabili di gravare sull’ambiente in modo più o meno intenso.

Riduci i consumi

Quand’anche non dovessi cambiare il tuo elettrodomestico, perché in fin dei conti funziona ancora, tieni presente che l’obsolescenza indice direttamente sul rendimento. La variabile più pericolosa, da questo punto di vista, è rappresentata proprio dal calcare, che – a seconda dei casi – può impattare sulla qualità del lavoro svolto dal macchinario e/o sulla dispersione energetica. Il primo caso, tipico, è quello della lavatrice, che – se “ingolfata” in ingresso da calcare – potrebbe infeltrire gli indumenti. Il secondo caso è rappresentato in maniera più eclatante da un elettrodomestico a cui pensiamo raramente: la caldaia per il riscaldamento domestico. Ebbene, il calcare qui presente – per non parlare di quello nelle tubazioni e nei radiatori – inspessisce gli strati e, di fatto, disperde il calore dell’acqua. In questo modo, a parità di combustibile bruciato, una caldaia inserita in un sistema caratterizzato da incrostazioni di calcare riscalda molto meno di quella correttamente manutenuta, grazie magari a un semplice addolcitore d’acqua.

Riduzione degli imballaggi

Un altro aspetto da considerare, un ulteriore beneficio per l’ecosistema. A un calo della domanda corrisponderebbe infatti una minore necessità di cartone e plastica, elementi fondamentali per imballare le apparecchiature. La produzione di questi materiali implica, come ogni altra attività produttiva, l’emissione di CO2, che però non si limita a questo momento. Anche quando vengono correttamente smaltiti, cartone e plastica incrementano i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera, dovuti al trasporto e al riciclo di questi materiali. Senza poi dimenticare l’infausta ipotesi in cui essi non vengano smaltiti correttamente, bensì abbandonati indiscriminatamente nell’ambiente. Specie la plastica, in tal caso, costituisce una serie minaccia per la salute di mari e terreni.

Meno rischi da fine vita

A riguardo, bisogna partire da un dato di fatto oggettivo: quando si acquista una nuova apparecchiatura, il rivenditore è solito ritirare la vecchia e provvedere a smaltirla seguendo la procedura indicata dalla legge. Prassi indiscutibilmente virtuosa, alla quale – però – una durata maggiore degli elettrodomestici potrebbe attribuire ancor più valore. In tal ipotesi, infatti, si ridurrebbero i già menzionati livelli di emissioni sprigionati dal tragitto verso la discarica e quelli relativi al successivo trattamento. Inoltre, pur essendo un malcostume sempre meno frequente, talvolta capita ancora di assistere al triste fenomeno dell’abbandono indiscriminato di frigoriferi, lavastoviglie e simili. Un gesto di totale inciviltà, che pregiudica lo stato di salute della natura per decenni. Ciò a causa di alcuni dei materiali da cui sono composti gli elettrodomestici. Gettare le nostre vecchie apparecchiature senza alcun rispetto per l’ambiente, significa permettere che determinati elementi in esse presenti (come il rame o il silicio) possano a lungo rendere insalubri tanto i mari quanto i terreni, con ripercussioni sulla flora e sulla fauna e – conseguentemente – sulla salute dell’uomo.