Perché la scuola di tuo figlio ha vietato l’uso delle bottiglie di plastica

Bambini bevono bicchieri d'acqua

Via le bottiglie di plastica, sì a borracce da riempire presso le fontane degli istituti. La battaglia contro la plastica comincia dalle scuole… purché si preservi la salute degli studenti.

In molti istituti della Campania, l’anno scolastico è cominciato con una novità: il divieto – o il forte sconsiglio – di portare in classe le bottiglie di plastica. Al loro posto le borracce in tritan o in alluminio, con la possibilità di riempirle in fontane messe a disposizione dalla scuola stessa. Come mai questa novità?

A scuola per l’istruzione, contro la distruzione

La scuola è luogo di istruzione ed educazione civica, perciò da tempo amministrazioni locali, associazioni ed enti – talvolta in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente – hanno promosso il concetto della scuola plastic-free, per sensibilizzare gli alunni al problema dello smaltimento della plastica.

Non basta infatti raccoglierla e avviarla al riciclo, poiché circa il 40% della plastica non può essere riutilizzata. Secondo quanto dichiarato dal Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica), meno dei due terzi della plastica raccolta può essere avviata al riciclo.

Non basta riciclare

Balla di plastica

L’unica, vera via di fuga, dunque, è abbattere la produzione di plastica ed educare le nuove generazioni alle alternative. In questo modo non solo si riduce l’inquinamento, ma si educa lo studente a prendere coscienza dei problemi ambientali e a valorizzare ciò che resiste al tempo (meno prodotti usa-e-getta).

Bisogna capire, del resto, che questo materiale può danneggiare direttamente l’essere umano. Distinguiamo infatti le macroplastiche, visibili ad occhio umano, dalle microplastiche, che possono essere anche generate dalle prime e che, come il plancton, vengono ingerite dai pesci, entrando quindi nella nostra catena alimentare.

Le microplastiche nell’acqua potabile

Di recente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), agenzia speciale dell’ONU impegnata sul tema della salute mondiale, ha ammesso che ad oggi le ricerche sulla presenza nell’acqua potabile delle microplastiche sono poche e che occorre quanto prima avviare nuovi studi. Maria Neira, direttore del Dipartimento di sanità pubblica e ambiente presso l’Oms, ha precisato che

“Le microplastiche nell’acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli attuali. Ma abbiamo urgentemente bisogno di saperne di più”, perché i dati “sono estremamente limitati” e sono stati utilizzati “metodi e strumenti diversi per campionare e analizzare particelle di plastica” (fonte: Ansa).

Maria Neira (OMS)

Dato che le microplastiche possono essere generate dalle stesse bottiglie di plastica, l’obiettivo “plastic-free” pone le scuole all’avanguardia di una battaglia di civilizzazione.

Il plastic-free nelle scuole campane

Le scuole campane si stanno attrezzando per rispondere alle nuove sensibilità. Andrea Ferraioli, Presidente del Distretto Turistico della Costiera Amalfitana, ha spiegato che entro la fine di settembre l’ente distribuirà 3.000 borracce e farà installare 20 erogatori d’acqua. L’esito? 600.000 bottiglie di plastica in meno.

Operazioni simili sono in atto nel Salernitano e a Napoli, dove diverse scuole hanno istruito gli alunni, specialmente delle primarie, a usare l’acqua dei rubinetti… anche se non sempre depurata.

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