Cloro, calcare, patogeni nell’acqua di rubinetto: qual è il vero nemico?

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Per capire se qualcosa è potenzialmente pericoloso per la salute, la valutiamo con i sensi. L’acqua che ha uno strano odore crea un senso di repulsione; mentre le incrostazioni bianche che si formano intorno ai filtrini del rubinetto o ai fori dei soffioni possono insospettire. Bisogna ammettere che a volte si eccede con la prudenza, ma l’acqua è un alimento troppo importante per lasciar passare dei dubbi. Vediamo quindi se cloro, calcare e agenti patogeni sono nemici reali per chi beve acqua di rubinetto.

Calcare | Cloro | Virus, batteri e inquinanti

Calcare: un nemico per la salute?

Il calcare può essere responsabile di danni molto importanti per una famiglia, ma non nei termini in cui in genere se ne parla. Esistono norme che imporrebbero l’uso degli addolcitori nelle case in cui scorre acqua troppo “calcarea” (quelle con una durezza superiore ai 35 °f: più del 60% dei quartieri di Napoli). Ma perché? Non perché il calcare faccia male alla salute. La sua responsabilità nella formazione dei calcoli renali è ormai da escludersi.

Il vero motivo è economico: il calcare danneggia sistematicamente le economie domestiche, poiché è responsabile della rottura di caldaie, lavatrici e lavastoviglie. L’ispessimento delle tubature causato dalle incrostazioni calcaree causa inoltre una perdita di efficienza energetica, con conseguente, ulteriore consumo di gas e aumento dell’inquinamento. A ciò si aggiunga il maggiore consumo di detersivi e il danno è fatto. Ecco perché la norma UNI 8065:2019 indica l’addolcitore come strumento ideale per “decalcificare” acque particolarmente dure.

Cloro: la dose fa il veleno

Il cloro viene usato per potabilizzare l’acqua. Ha infatti una potete funzione antibatterica, che viene sfruttata non solo per l’acqua di rubinetto ma anche nelle piscine. In situazioni normali, la clorazione permette di bere acqua priva di batteri quali l’Escherichia Coli, la Legionella e gli Enterococchi.

Come mai allora l’acqua “puzza” e ha il “sapore di cloro”? Questo elemento viene aggiunto prima che l’acqua depurata entri nelle condutture. Ciononostante può accadere che eventi eccezionali, quale un guasto o la sostituzione di una tubatura, suggeriscano “bagni di cloro” aggiuntivi.

L’OMS fissa il limite massimo di concentrazione di cloro residuo nell’acqua a 0.5 mg/litro, mentre l’Europa abbassa questo limite a 0,1 mg/litro. Un eccesso di cloro può infatti privare il corpo di alcune vitamine e danneggiare la flora batterica. Tutto qua? Non proprio: Un recente studio della ISGlobal (di cui ha parlato il Corriere della Sera) evidenzia la relazione tra i trialometani (composti chimici che si formano dalla reazione del cloro con materia organici presente nell’acqua) e il tumore alla vescica. Sarebbero circa 2.900 i casi annui che potrebbero essere evitati.

Agenti patogeni e inquinanti

Ovviamente esistono altri inquinanti e agenti patogeni (batteri e virus). I distacchi di conduttura rappresentano uno dei tanti inquinanti possibili, così come microrganismi potenzialmente pericolosi. Ciononostante, non bisogna dimenticare che l’acqua nelle nostre condutture è potabilizzata, trattata, sottoposta a clorazione e periodicamente controllata. Non è mai, però, acqua a chilometro zero. Con il depuratore d’acqua, invece, hai la sorgente a casa.

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