Perché si forma il calcare nella caldaia e come eliminare il problema

resistenza incrostata di calcare

Pur non rappresentando un pericolo per la salute, il calcare resta ciononostante un nemico insidioso. Se è infatti vero che il corpo umano può dirsi al sicuro dalle sue minacce, altrettanto non può dirsi degli impianti idrici e degli elettrodomestici, vittime designate degli accumuli calcarei. Fonti di molteplici inconvenienti, essi sono avversari contro i quali è meglio non abbassare mai la guardia. La precauzione non si traduce in allarmismo, bensì dà vita a una forma di difesa doverosa per far sì che un’acqua eccessivamente dura non comprometta il funzionamento di determinate apparecchiature. Tra queste, rientrano anche le caldaie, elettrodomestici determinanti per fornire acqua calda a uso sanitario e per alimentare gli impianti di riscaldamento.

Quali danni arreca | Fai-da-te | Soluzione definitiva

Quali danni arreca?

L’alta esposizione di questo impianto ai danni di cui stiamo trattando dipende dal fatto che la concomitanza di un’ acqua eccessivamente dura (vale a dire contenente una percentuale elevata di sali di calcio e di magnesio) e le alte temperature che caratterizzano l’interno di una caldaia, sono fattori determinanti per  la formazione di sedimenti calcarei. Tali accumuli ostruiscono il transito del fluido, da cui deriva un evidente calo nella pressione dell’acqua, tangibile allorché ci si appresta ad azionare la leva dei rubinetti o della doccia. Inoltre, i depositi di calcio e magnesio tendono a formarsi solitamente sullo scambiatore e nel bollitore (elementi che, rispettivamente, provvedono a riscaldare e a mantenere l’acqua a una certa temperatura), pregiudicando così il regolare scambio termico. Sommando questi due inconvenienti, viene fuori un risultato poco soddisfacente, sia per il portafoglio che per la Natura. DIminuzione del flusso d’acqua e alterazione dello scambio termico causano infatti un aumento dei costi della bolletta idrica e di quella energetica, senza poi contare che una caldaia malfunzionante costituisce una pericolosa fonte di inquinamento.

No al fai-da-te

È dunque evidente la convenienza (sia economica che ambientale) data dal mantenere una caldaia in buona salute. È tuttavia doveroso precisare che tale opera di manutenzione non può essere annoverata tra i lavori fai-da-te, presupponendo invece l’utilizzo di mani esperte. Meglio chiamare il tecnico, magari pagando anche un extra (qualora non si tratti di un intervento compreso tra quelli contrattualmente previsti) piuttosto che correre il rischio di aggravare ancor più la situazione. Sarà dunque opportuno, allorché il calcare pregiudichi la nostra apparecchiatura, contattare il tecnico che ha provveduto all’installazione e affidarsi alla sua esperienza, mediante cui sarà semplice individuare il metodo migliore per debellare i problemi causati da un’acqua troppo dura. Problemi che, generalmente, possono essere superati in vari modi, diversi quanto a strategia ma accomunati da un’unica missione: sbarazzarsi del carbonato di calcio.

Soluzioni intermedie

Dosatore di polifosfati. Si tratta di un sistema di dosaggio, installato all’ingresso della tubatura idrica nella caldaia, che ha la funzione di rilasciare polifosfati ad uso alimentare. Queste sostanze hanno la capacità di disgregare i sedimenti calcarei già esistenti ed evitarne ulteriori formazioni mediante la creazione di un biofilm sulle pareti interne delle tubature. Resta l’inconveniente di dover tener sotto controllo la temperatura dell’acqua. Allorché il termostato supera i 50° C, esiste infatti il rischio che i polifosfati rilascino le proprie sostanze additive, potenzialmente capaci di arrecare gli stessi danni prodotti dal calcare. Infine, va precisato che, in base a una precisa previsione normativa (Decreto Ministeriale “Requisiti minimi”), il dosatore di polifosfati deve essere installato in caso di creazione, ristrutturazione o singoli interventi sugli impianti termici.

Filtro anticalcare magnetico. Il funzionamento di tale sistema anticalcare si basa sull’esistenza di un campo magnetico (generato dal magnete posto all’interno del filtro) capace di incidere sulla struttura molecolare del carbonato di calcio. Nello specifico, esso è in grado di scomporre i sali di calcio e di magnesio, rendendoli solubili e in tal modo pregiudicando la loro capacità di sedimentazione sugli elementi più sensibili della caldaia. Si tratta di un rimedio economico, ma secondo studi di settore – come riportato da Wikipedia – non esiste un’evidenza scientifica consolidata che questo dispositivo sia efficace.

Lavaggio chimico. Operazione che consente un’ accurata pulizia della caldaia, è particolarmente indicata per tutte quelle apparecchiature sprovviste di un apposito dispositivo anticalcare. Questa misura richiede l’intervento di un tecnico specializzato, il quale sarà in grado di dosare sapientemente la quantità di detergente richiesta per eliminare le incrostazioni di calcare dal sistema idraulico della caldaia. Il lavaggio chimico è obbligatorio a norma di legge nei casi di:

  1. Creazione di un nuovo impianto di riscaldamento;
  2. Installazione di una nuova caldaia;
  3. Lavori di ristrutturazione edile che abbiano interessato il sistema di riscaldamento.

Al di fuori di questi casi, questo accorgimento è consigliato quando si riscontri un calo nelle performance della caldaia o quando essa risulti essere eccessivamente rumorosa. Si tratta comunque di un intervento ex-post e non di un’azione di prevenzione in senso proprio.

Eliminare il problema alla radice: l’addolcitore d’acqua

Rappresenta la soluzione più indicata per chi vuole eliminare il problema alla radice, come del resto indicato dalla norma UNI 8065:2019. Installando quest’impianto, si potrà infatti beneficiare in tutta tranquillità dei vantaggi forniti da una caldaia, senza preoccuparsi di cosa il calcare stia combinando al suo interno. Questa assicurazione è garantita dalla funzione stessa dell’addolcitore, capace di ridurre la quantità di sali di calcio e magnesio presenti nell’acqua, evitando così che il carbonato di calcio si insinui all’interno degli elettrodomestici. Installato all’allacciamento con la rete idrica, l’addolcitore ha una resina a scambio ionico che viene attraversata dall’acqua, la quale rilascia ioni di calcio e magnesio scambiandoli con quelli di sodio. La minaccia calcare viene così annientata e – di conseguenza – si dona un cospicuo bonus di anni alla vita dei propri elettrodomestici. Inoltre, si potrà beneficiare di un’acqua buona da bere. Ciò grazie al fatto che il tecnico installatore, esperto nel calibrare i filtri, assicurerà che dai nostri rubinetti continui a sgorgare un liquido eccellente dal punto di vista della potabilità. 

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