Gli inquinanti più comuni nell’acqua, dalle falde al rubinetto

Pioggia che forma falda acquifera

L’acqua che arriva ai nostri rubinetti solitamente è prelevata dalle falde acquifere e trattata in impianti di depurazione. Successivamente entra nelle condutture cittadine e, da qui, in quelle condominiali e infine in casa. Il percorso è lungo e copre diverse decine di chilometri, nel corso delle quali l’acqua entra in contatto con molte sostanze.

Ebbene, come fatto altrove, ricordiamo anche qui che non è la sostanza in sé a rendere nocivo un alimento, ma la quantità contenuta. La legge italiana, in accordo con quella comunitaria e le indicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha individuato le caratteristiche che deve avere l’acqua potabile.

Verso e nelle falde acquifere

Quella che si trova nelle falde acquifere è di per sé un’acqua che è stata già filtrata nella fase di discesa dalla superficie al sottosuolo. Ciononostante anche in questa fase il liquido può assumere elementi naturalmente presenti nel suolo e che, raggiunto un determinato livello, possono diventare nocivi. In molti casi si tratta invece di inquinanti antropici, causati ad esempio dall’uso di pesticidi, deposito illecito di rifiuti, smaltimento non autorizzato di acque reflue industriali o equivalenti. Per non parlare, poi, di roghi che immettono nell’aria diossina, che si deposita poi in superficie per effetto delle piogge.

Come sappiamo, l’acqua deve contenere dei minerali, poiché servono al corpo umano, ed è in questa fase che questo alimento si arricchisce di molti nutrienti. Bisogna tuttavia tenere sott’occhio la presenza di diversi minerali potenzialmente dannosi per la nostra salute. Bisognerà quindi analizzare le quantità presenti nell’acqua di composti inorganici, come amianto, antimonio, arsenico, bario, berillio, cadmio, cromo, cianuro, fluoro, mercurio, nichel, selenio, sodio, tallio, nitrati, nitriti, nitrati e nitriti totali, piombo e rame. Ci sono poi i composti organici, quali benzene, tetracloruro di carbonio, cloruro di vinile, xilene, etc. Microplastiche e polimeri in generale costituiscono un altro pericolo, a cui aggiungere materiale potenzialmente radioattivo, quali radio-226 e -228 combinati.

Chiude il cerchio, ma per molti versi fa meno paura, la presenza di batteri e virus.

Dall’impianto di trattamento alla rete idrica

Negli impianti di depurazione l’acqua è sottoposta a diversi trattamenti che devono renderla adatta all’uso umano (ossia buona sia da bere che per cucinare). In questo modo, l’acqua immessa nelle condutture non dovrebbe contenere elementi chimici in quantità tossiche.

Una volta immessa nella rete idrica, l’acqua attraversa condutture che quasi mai sono di recente costruzione. Per effetto dell’usura o di lavori sulla rete idrica, l’acqua può arricchirsi di incrostazioni calcaree ed ossidi ferrosi (ruggine). Nei casi più lampanti, ciò si traduce con getti d’acqua di colore giallo o marrone, che – normalmente – non rappresentano un pericolo per la salute dell’uomo.

Altra aggiunta che si ha in questa fase – stavolta non accidentale – è il cloro. Immessa nella rete idrica, l’acqua viene clorata per attraversare un dato tragitto. I condomini serviti prima, lungo questo percorso, possono contenere più cloro di quelli serviti successivamente, ma sempre entro i limiti di legge. Può però accadere che l’acqua abbia un sapore “da medicinale”. Ciò spesso è dovuto a lavori sulla rete idrica e a conseguenti “bagni di cloro” finalizzati a disinfettare l’acqua che ha attraversato le tubature appena riparate, sostituite o che ha fatto percorsi alternativi.

Dal condominio al rubinetto di casa

Nelle tubature del condominio e di casa vale ciò che si è descritto per la rete idrica del Comune, con la differenza che difficilmente si eseguono controlli di routine e si ha reale contezza di quale sia la situazione delle tubature più vicine alla nostra abitazione. Una conduttura seriamente danneggiata può causare una considerevole perdita di pressione, che, di conseguenza, dovrebbe prontamente allarmare il o i condomini. Per casi meno gravi, un’infiltrazione potrebbe rappresentare un pericolo reale, poiché – in una situazione di apparente normalità – rischia di vanificare almeno in parte il processo di potabilizzazione, con il conseguente ingresso di patogeni quali virus e batteri. Anche in questo caso, tuttavia, bisogna ricordare che l’acqua contiene ancora cloro… sebbene a valle della linea di distribuzione.

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